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La fondamentale importanza dell'inutilita' Gentili Membri della Suprema Corte di Spionaggio Interplanetario, Menti Irradiate dagli Astri, Lucenti Entita' Elettromagnetiche, Supremi Discendenti della Verita' Cosmica, Valenti Modellatori dello Spazio-Tempo, Indomiti Messaggeri della Salvezza Stellare, Motori Primi della Radiazione di Fondo a 3° Kelvin,
con questa mia missiva vi comunico gli ultimi risultati della mia missione, nonche' il suo fallimento e le mie dimissioni. Nell'ambito dell'ampio progetto (rif.: CxP_fpr28k9) di indagine sul comportamento delle forme di vita occupanti l'oggetto FC~z3-549 (detto "Pianeta Terra"), il cui scopo (lo ricordo) e' l'indagine delle motivazioni che portano la quasi totalita' di questi esemplari senzienti ad esercitare in modo volontario delle azioni (a prima vista) in contrasto con il comportamento da noi atteso in base alle nostre attuali coscenze della specie (progetto denominato in sintesi "Atti e Azioni Inutili degli Umani"), mi sono occupato in particolare dell'analisi del comportamento "dt_7ôÍt/7", che gli umani definiscono "Corsa Pedestre, specialita' Granfondo". Grazie ai mezzi che la Suprema Corte mi ha messo a disposizione ho potuto sperimentare la materia di cui son costituiti gli umani. Gran bella roba ... Necessita di continua manutenzione, del rabbocco costante con biossido di idrogeno, dell'eliminazione di liquidi azotati e solidi marroni, che produce in autonomia. La cosa strana e' che tali operazioni non si possono fare contemporanemente e/o nello stesso luogo (sebbene comporterebbe un minor spreco di tempo). Al fine di assolvere il mio compito ho partecipato per la quarta volta ad una manifestazione collettiva di "Corsa Pedestre". No, non ho vinto. Il sostrato che mi avete fornito per prender sembianze umane non possiede sufficienti qualita' aerobiche (e' arcinoto che l'Ufficio Servizi Spionaggio Interplanetario cerca di risparmiare sulle forniture ai dipendenti). Anzi, devo dire che fornirmi di un corpo con poca muscolatura, con un po' di pancetta e di almeno due taglie piu' piccolo della media non e' stata un'idea grandiosa per questo tipo di missione... Vabbe', ... torniamo abbomba, come dicono i terrestri. La corsa pedestre in questione e' conosciuta tra gli umani con la denominazione "Venicemarathon 2005". E' stata celebrata per ben venti volte, una per ciascun intervallo temporale primario terrestre (denominato "anno solare"). Il loro numero viene conteggiato con sistema metrico cardinale naturale con step pari a una singola unita'. Per tutte le venti edizioni si e' svolta nella citta' di Venezia. Strano, vero? Sembra lo facciano apposta. Quella domenica mi sono alzato che ero gia' stanco. Per confondermi tra gli umani mi e' stato assegnato un "lavoro" (attivita' che gli umani svolgono a favore della comunita' per poter aver diritto a soddisfare bisogni primari e ad usufrire di alcuni privilegi). La scelta del lavoro da assegnarmi non e' stata tra le piu' felici (anche su questo punto avrei qualche protesta da rivolgere all'"Ufficio Trasfertisti Interplanetari" della Suprema Corte). Durante la settimana il mio compito e' sistemare in modo opportuno una certo numero di elettroni su un sostrato semiconduttore al silicio in modo che un tubo catodico ad esso collegato proietti immagini e testi di senso compiuto. Il suddetto sostrato semiconduttore e' talmente piccolo in rapporto alle dimensioni umane che viene custodito in una specie di portachiavi chiamato "picci'". Per questa attivita' la "squadra" a cui appartengo riceve una certa quantita' di buoni spesa (chiamati euro) che puo' spendere nella maggior parte dei negozi convenzionati. Una parte me li regala in modo che, soddisfando i miei bisogni primari, possa rimanere in vita con un discreto stato di salute, condizione indispensabile per poter continuare a garantire l'apporto di euro anche in futuro. Con parole piu' vicine al nostro mondo si potrebbe dire che per la mia squadra (o "azienda", come si chiama qui') io svolgo il ruolo di "portatore sano di fattura". In tutta franchezza, sarebbe stato piu' appropriato alla difficolta' della missione un incarico della categoria "Impiegato Statale". Per evitare malintesi vi spiego cosa significa "correre" per gli umani: essi sfruttano due appendici attaccate da un lato al sedere e dall'altro a cinque dita. Le usano per far rolare il pianeta sotto i loro piedi, in modo da modificare la distanza relativa rispetto ad oggetti, luoghi o qualsiasi altro punto di riferimeto. I gradi di liberta' delle suddette appendici permettono una sola direzione ottimale di marcia. Per modificare la direzione bisogna effettuare un'altra operazione: girarsi. Correre e' la sistematica e continua riproduzione di un gesto semplice. Tra gli umani la produzione ripetitiva di un gesto semplice diminuisce l'attivita' caotica e traviante della mente, regalando uno stato di maggiore consapevolezza, simile ad una vaga forma di meditazione. L'accordo e' di correre lungo un tratto di strada asfaltata che si chiama "percorso della maratona di venezia". Se lo si fa un giorno qualsiasi questa attivita' si chiama "correre nel traffico con le macchinine che strombazzano perche' sei in mezzo alla strada", se lo si fa nel giorno prestabilito si chiama "correre la maratona di venezia". Si corre dalla Partenza all'Arrivo. La partenza e' riconoscibile da uno striscione a caratteri romani su cui c'e' scritto "Partenza". L'arrivo invece e' riconoscibile dal fatto che ci si ferma. E' vietato il percorso inverso. E' vietato, inoltre, utilizzare mezzi meccanici, sfruttare buchi spazio-temporali e tagliare le curve. Alla fine tra tutti i partecipanti se ne sceglie uno, gli si analizza la pipi', e se ha l'ematocrito basso gli si dice che ha vinto. Costui potra' liberamente dire in giro di aver vinto la Maratona di Venezia, senza avere il timore di essere considerato "uno che se la tira". Dopo una lunga attesa e un po' di preparazione in qualche garetta domenicale, il 23 ottobre 2005, alle 4 di mattina, mi sono svegliato. E questo, di per se, e' gia un buon inizio. Raggiungo la stazione di Mogliano a piedi, dieci minuti di treno e sono a Mestre, una breve attesa in Stazione e salgo sull'autobus per Stra'. Quando scendo l'alba ha gia' acceso la giornata. E' sempre bello essere svegli quando, dopo il buio della notte, con una inevitabile puntualita', nasce una nuova giornata. Sempre che, la notte prima, si sia andati a letto presto. C'e' sempre quello strano profumo di qualcosa che sta per iniziare, di un enorme ingranaggio che, lentamente, si sta mettendo in moto. Mi cambio e consegno la sacca degli indumenti, il dado e' tratto, vado verso le gabbie della partenza. Qui' trovo Sebastiano e gli amici di Possagno. Mi unisco a loro. Poco prima della partenza un oggetto volante chiamato elicottero sorvola circa 6000 scimmie senza pelo in pantaloncini e maglietta (tra cui il sottoscritto) che oggi salteranno messa, con lo scopo di permettere ad un numero indefinito di persone in ciabatte di non fare colazione guardando la solita televendita o un gioco idiota su raidue. Nel punto in cui mi trovo l'annuncio del "via" serve solo a provocare un urlo di gioia e liberare, cosi', la tensione dell'attesa. Dal palco delle autorita', Manuela Levorato sorride e ricambia i saluti di chi la riconosce e la chiama. Si percorre la Riviera del Brenta, anzi, della Brenta, visto che per i Veneti i fiumi sono femminili. Attorno alla strada sorgono le Ville Venete, signorili dimore profanate dall'evacuazione liquida della tensione accumulata alla partenza. Parto piano, 5 e 45 al km, come concordato con Sebastiano. Voglio godermi lo spettacolo. Guardo gli occhi di chi mi corre a fianco. E' con gli occhi che gli umani tradiscono, non con le parole. C'e' chi guarda a terra, al prossimo metro che percorrera', e sembra che voglia trovare qualcosa che ha perso dieci anni fa e sia sicuro di poterla trovare li', correndo. C'e' chi si guarda dentro, e fissa un punto indefinito che vede solo lui. Guarda la fatica e il dolore che ha dentro di se, li guarda per definirli, misurarli, per comprenderli, per fare di loro un oggetto estraneo, che non gli appartiene, per trasformarli in una pallina, come quelle che si fanno con le caccole del naso, per poi tenerla un attimo tra il pollice e l'unghia dell'indice, ed infine lanciarla lontano. C'e' chi guarda avanti, all'orizzonte, cerca la gloria, soddisfatto nel veder compiere la sua piccola impresa. C'e' chi nasconde gli occhi e sembra corra da solo. Ignora le grida della gente, la musica lungo il persorso, gli incitamenti, le segnalazioni dei kilometri e i ristori. Sembra che corra senza passione, e che la sua unica motivazione sia l'amara constatazione che piu' forte corre e prima smette di correre. Sembra voglia espiare una colpa che conosce solo lui, e che lui, evidentemente, reputa non trascurabile. C'e' chi si guarda intorno, chiacchera e prende tutto con leggerezza. Ha cominciato a correre da giovane, per caso, perche' aveva un amico che correva, e ora che la sua ipofisi a cominciato a dettare lentamente le condizioni dell'invecchiamento, ha perso ogni velleita' agonistica, corre solo per divertimento, per stare in compagnia, per far due chiacchere e avere una scusa per incontrare altre persone. C'e' chi con gli occhi ride, e sembra non crederci. Questi sono gli occhi dei ragazzi giovani, con l'entusiasmo di chi affronta un'esperienza con curiosita' e allegria, e di qualche attempato nonnino, che ha recentemente scoperto, che seppur non si possa vincere, la battaglia contro l'eta' si puo' combattere con orgoglio e serenita'. C'e' poi chi, come me, guarda gli altri negli occhi e si chiede perche' corre senza saperne il motivo, con la stessa convinzione e determinazione che avrebbe uno che il motivo lo conosce benissimo, cercando di vedere nelle pupille di qualcuno una giustificazione razionale che lo esima dall'ammettere di provare una insana passione per l'irrazionalita'. Molti hanno voglia di scherzare, forse solo per farsi coraggio a vicenda. Molti si prendono sul serio e con i dati dell'ultimo km elaborano in tempo reale stime sul tempo di arrivo, paragoni con altre maratone e giudizi sulle proprie prestazioni. Con Sebastiano viaggio a ritmo costante, passiamo tra centri abitati in festa, con gruppi musicali, sbandieratori e bar che offrono un ristoro improvvisato. Attraversiamo concerti di violinisti e tribute band dei Black Sabbath. Musica per tutti i gusti. Dopo la mezza maratona arriviamo nel centro piu' fittamente abitato, Malcontente, poi Marghera ed infine Mestre. Attraversiamo Corso del popolo, tra due ali di folla. Terminato il corso, lascio Sebastiano, non riesco a trattenermi, voglio dare libero sfogo alla mia voglia di strafare. Domani voglio essere stanco! Comincio a provare quella strana sensazione di viaggiare col pilota automatico. Le gambe girano col loro ritmo e sembrano non piu' mie. La stanchezza e' solo un'evitabile condizione fisica con cui mi sono ormai abituato a convivere. Non riesco piu' a controllare i tempi al passaggio dei kilometri. Non ricordo se corro da due o tre ore. Sbaglio differenze, somme e moltiplicazioni, e ben presto rinuncio a qualsiasi calcolo. La mente si libera, nessun pensiero mi turba. Tutto si ridimensiona e prende una nuova priorita' e una diversa importanza. Una volta che si prende coscienza di essere vivi, tutto il resto diventa relativo. Da questo punto in poi trovo molti che camminano. E' facile partire troppo forte e poi trovarsi vuoti al 30esimo. E' successo anche a me l'anno scorso. Alcuni preferisco riposarsi un po' per entrare in laguna piu' "lucidi", da trionfatori. Tutti, ma proprio tutti, sanno che Venezia e' sempre li', alla fine di questa strada, e che con un po' di pazienza, se si ha la forza di tener duro, Venezia, prima o poi, da qualche parte, dovra' pur sbucare. Venezia e' una ninfea di marmo che galleggia sul pelo di un'acqua verde-Vernel. Se fosse veramente Vernel, piazza San Marco, dopo l'acqua alta, sarebbe piu' pulita. Venezia e' un gioiello caduto nel Catino Adriatico, e' romantica e puzzolente, mistica e truffatrice. E' abitata da persone con vistosi risvolti nei pantaloni che guidano male l'automobile. Venezia e' una citta' inventata da un pazzo visionario a cui tutti noi crediamo ancora. Quando un giorno ci accorgeremo che era uno scherzo, che Venezia in realta' non esite, Venezia sparira' e ci sembrera' impossibile che possa mai essere esistita. Venezia e' la scusa che hanno inventato i mestrini per non traslocare. E' il motivo dei prezzi degli affitti di Mogliano. E' la cura (psicologica) per le ciminiere di Marghera. E' un salotto in cui ogni tanto viene a parcheggiare una petroliera. Una cucina in stile con le alghe sul lavandino. Venezia ha inventato il Rondo' e lo Spritz, il Carnevale e il Mose, i fuochi d'artificio sul mare e le gite sul Montello. Venezia galleggia stesa sul mare, aggrappata con un braccio d'asfalto alla terraferma. La indovino alla fine del ponte, e ne subisco il richiamo. Me ne accorgo dall'odore salato della laguna. Mi assale non appena concludo la salita che da' sul ponte, e questo momento, da solo, vale le 3 ore di corsa. C'e' un po' di nebbia, riesco ad indovinare le sagome degli edifici solo dopo un po'. Sembra un miraggio, Venezia ci e' stata promessa, ed ora e' li'. Non era una balla. A meta' del ponte: chi si rivede! Il vecchio con mutandoni e coppola che mi supero' al 40esimo Km a Treviso. E' affaticato, povero vecchietto. Lo guardo e dopo 6 mesi, senza pieta', consumo la mia vendetta ... Finito il ponte, slalomeggiamo tra edifici industriali e poco dopo iniziano i mitici ponti sui canali. Il primo e' proprio al 40esimo. Lo prendo di slancio. Attraverso il canal grande sul ponte di barche. Il campanile di S.Marco e' di fronte a me. Gli vado incontro correndo sull'acqua. Brividi, viene da piangere. Si ritocca terra presso i giardini di piazza S.Marco, la gente applaude anche noi che arriviamo 2 ore dopo il vincitore. Taglio il traguardo. E' finita. Me ne rendo conto solo dopo aver recuperato un po' d'acqua. Solite lente procedure di ritiro del rifornimento e del sacco con degli indumenti. Mi fermo in cima al ponte situato dopo l'arrivo per aspettare gli amici. Rimango da solo per mezz'ora a guardare lo splendido scenario di una riviera superaffollata di gente stanca ma felice, mangio una mela, una banana, i biscotti, bevo mezzo litro di acqua con i sali e un bel the' caldo. Una nebbia tranquillizzante annega i rumori, li impasta, li trita, li omogeinizza e li rende una poltiglia confusa che (volendo) si potrebbe definire "silenzio". Mi fa compagnia un pensiero, un desiderio di spiegarmi, l'amarezza di non poterlo fare, un ricordo dell'ultima mail di venerdi'. "Non ammazzarti!" c'era scritto. No, non mi sono ammazzato. Mai sentito cosi' vivo. Guardo distaccato cio' che accade intorno. Il fiume di concorrenti continua ininterrottamente ad attraversare il traguardo. Arrivo, foto, medaglia, rifornimento, coda per la sacca dei vestiti, qualcuno ai massaggi, qualcuno a farsi misurare la pressione, qualcuno si distende in una brandina con una flebo, qualcuno si siede a mangiare o va dai parenti che lo aspettano dietro le transenne. Guai a fermarsi, o si forma un ingorgo all'arrivo, stile tangenziale di Mestre. Il ritorno in traghetto e' un premio supplementare per chi ha ancora la forza di stare in piedi e ammirare i palazzi sul Canal Grande. Questa e' stata la mia esperienza, o eminente Corte. Lascio a voi trarre le piu' adeguate conclusioni. Io non ne ho e sono stufo di cercarle. So solo che mi e' piaciuto e che lo rifaro'. E non credo sia cosi' fondamentale saperne il perche'. Per voi puo' essere incomprensibile, ma vedete ... la materia di cui sono composti questi umani, seppur scomoda e primitiva, produce autonomamente dei composti chimici (chiamati "ormoni") che, una volta elaborati ed interpretati dal sostrato organico, creano delle cose indefinite a cui mi sto affezionando. Non saprei come definirle ... Tu chiamale (se vuoi) "Emozioni". Ho letto un breve trattato in merito, di tale "Battisti/Mogol"... Sono parvenze immateriali e passeggere che interagiscono con la materia organica qualora essa sia viva e ne determina le reazioni e il comportamento. Mi pare di capire che l'effetto benefico che apportano sia direttamente proporzionale all'effetto contrario che ha apportato la loro assenza in una fase precedente. Di conseguenza gli umani alternano periodi di differente umore. E' tutto molto diverso dallo stato di quiete e gratificante apatia che il nostro popolo ha conquistato grazie alla sua superiore conoscenza. Talvolta sembra che alcuni comportamenti umani che classifichiamo come inutili, siano provocati da uno stimolo tanto necessario quanto involontario di ricerca di uno stato di sofferenza per poi gioire della sua fine. Tutto cio' e' inconcepibile, fino a quando non si prende possesso del loro sostrato organico. Una volta idossato un "corpo" umano, devo ammettere che tutto cio' ... funziona! Insomma, gli umani, mediamente sono felici ma devono essere tristi per rendersene conto. Devono far fatica per apprezzare il riposo, digiunare per avere appetito. Che sia questo il motivo per il quale gli umani corrono la maratona? Con riconoscenza, vi saluto. Che la Saggezza Interplanetaria rimanga per sempre l'oggetto del vostro anelito. Amen. hr%Fz0* |