| Bivacco Feltre "Walter Bodo" |
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| Scritto da Abro | |
| lunedì 14 gennaio 2008 16:01 | |
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Incipit
Partiamo dal rifugio in Val Canzoi, ( BL, tra Feltre e Busche) dal parcheggio dove termina la strada asfaltata.
Cacciamo i timori con un buon pasto, e infatti poco dopo ritroviamo il sentiero che ci portera' al bivacco. Dopo circa un'ora e mezza si esce dal bosco e la visuale si amplia. All'inizio con brevi scorci sui monti che delimitano a nord i piani eterni, poi con viste suggestive della sottostante Val Canzoi con il lago della Stua. Per un tratto si cammina lungo il Caorame, poi ce lo lasciamo a sinistra per guadagnare un po di altezza. A questo punto gia' si intravede in lontananza il rifugio. Dopo un paio d'ore si arriva su uno spiazzo dominato dalla Malga Cimonega. Il Caorame e' ora un pacifico torrentello, che disegna curve bianche nel verde dei pascoli. Conviene prendere un po' di fiato e gustarsi il panorama, perche' ora rimangono 45 minuiti di salita su un sentiero appena intuibile, che in qualche punto e' poco piu' di un'idea tra la roccia. Nei punti "strategici" si incontrano indicazioni sul percorso, ma e' fondamentale non distrarsi, come ci e' succeso al ritorno ... Finalmente si arriva al Bivacco Feltre, intitolato a Walter Bodo. E' posto in una posizione dominante sull'ultima terrazza pianeggiante ai piedi delle alte mura di roccia che separano il Veneto dal Trentino. Su tre lati si e' completamente chiusi da pareti verticali, a sud si domina lo spiazzo della malga Cimonega. Durante la nostra lunga sosta al rifugio (2 ore circa) abbiamo ricevuto la visita di due camosci, che poi abbiamo rincorso per qualche foto. Si pensava ad un evento straordinario, in realta' durante la discesa ne abbiamo visti una decina. Non e' cosi' raro, da queste parti quando non c'e' folla.
Non era la prima volta che vedevo un camoscio. Mai, pero' e' stato cosi' ravvicinato, intenso ... e prolungato. Rimane perfettamente immobile, non maschera il suo atteggiamento curioso. E' curioso e non lo nasconde. Gli occhi, grandi e neri, ideati dai disegnatori giapponesi di Heidi, non comunicano niente di particolare. Non lasciano vedere la loro anima, sembrano una porta nel vuoto. Rimangono immobili, mentre osservano, con tranquillita'. Nel tempo che impiegherei a compiere un qualsiasi movimento loro potrebbero percorrere 50 metri. Qui nel parco non hanno mai visto niente che si puo' muovere piu' velocemente di loro tra le rocce. Non conoscono l'inevitabilita' dei proiettili. Niente piu' lontano di 2 metri da loro puo' offenderli. Li ho guardati immobile, sapendo che il minimo movimento avrebbe rotto l'incantesimo. Non c'e' la possibilita' di provare a fare una foto, tantomeno di provare ad avvicinarli. Se solo per un momento ci si scorda che tutto cio' puo' terminare improvvisamente e si rinuncia a sperare che non se ne vadano, e si rimane immobili, e si cerca di non pensare, si riesce a vivere il presente con una consapevolezza che raramente si raggiunge. E' un'esperienza che ritara la vita, almeno in parte ... Poi, quando decidono loro, se ne vanno. |




Limpida, fresca, quest'acqua vale la fatica di scriverla con la ciccu'.
Ha impiegato secoli, millenni per scavare queste rocce e prepararsi la via per il mare ... a piu' di cento km da qui'!!
Cerca il mare, quest'acqua, come se l'avesse gia' visto, come se fosse sicura della sua esistenza. Gli portera' briciole di queste rocce.
Con un po' di pazienza portera' questi monti al mare.
Con molta pazienza, pero'.