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19 | 05 | 2012
I nostri "2 giorni sull'Ortigara" PDF Stampa E-mail
Scritto da Abro   
lunedì 14 gennaio 2008 16:03
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I nostri "2 giorni sull'Ortigara"
Secondo Giorno
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Ortigara, Lozze e Caldiera, da dentro

Monte Ortigara Al centro di Gallio la "Zona Monumentale del Monte Ortigara" e' ben segnalata.
Purtroppo, pero', (o per fortuna) la strada da percorrere in auto non e' delle piu' piacevoli. I primi 10 km sono asfaltati, poi, dopo il centro di sci di fondo a Malga Campomulo comincia uno sterrato molto roccioso che costringe a proseguire con molta cautela (a meno che non si voglia rovinare le sospensioni della macchina).

Questo tratto dura 5.7 km, e' per lo piu' pianeggiante, con qualche saliscendi. Un paradiso per i biker.
L'ultimo tratto percorribile in auto e' asfaltato, porta al piazzale Lozze, uno spiazzo molto vasto che fa da parcheggio.
 Dal piazzale iniziano i sentieri 841 (per cima Caldiera) e 840 per l'Ortigara. Imbocchiamo quest'ultimo. L'ascesa dura circa 1.30 minuti. Dopo 20 minuti circa (Monte Lozze) si incontra una chiesetta, con adiacente un bivacco e un rifugio alpino. In una grotta sono conservati i resti umani ritrovati sull'Ortigara dal 1974 in poi. Molto particolare, spartano e toccante.L'ex cimitero

Il sentiero ora spiana per un tratto abbastanza lungo, in cui si puo' osservare le cime verso cui siamo diretti. Giunti ad un piccolo bivacco abbandonato e inagibile il sentiero 840 si biforca. I due sentieri portano entrambi alla cima. Si consiglia di percorreli entrambi (uno all'andata e uno in discesa). Se proprio bisogna seglierne uno, suggerirei quello di destra, che permette di godere un panorama fantastico sula Valsugana e alcuni ricoveri austriaci. A sinistra, invece, sono piu' numerose le trincee. Proseguiamo, quindi a destra.

Subito dopo il bivio, una croce di legno ricorda l'ex cimitero militare. Prima di iniziare l'ascesa vera e propria, le vette, ad est si allargano e lasciano comparire una splenida veduta della Valsugana e dei monti oltre Brenta, a nord del massiccio del Grappa. A nord, l'Ortigara precipita verticalmente regalando uno scorcio da brividi dell'inizio della provincia di Trento. Proprio in questo punto, allontanandosi, per pochi passi dal sentiero, camminando sul bordo di un precipizio (comunque ben agibile) si possono visitare un i ricoveri austriaci scavati nella roccia. Un'altro paio si possono scorgere nascosti dalla vegetazione, ma avvicinarsi a quest'ultimi e' davvero troppo pericoloso.
Ricoveri Austriaci Torniamo al sentiero, ora inizia l'ascesa vera e propria, molto ripida, anche se ci si puo' aiutare da una corda di acciaio che gli alpini hanno prudenzialmente teso nei tratti piu' difficili ed esposti. A meta' salita il sentiero passa attraverso un ricovero nella roccia. Molto suggestivo.
A questo punto e' un attimo gungere sulla prima vetta, conquistata dagli italiani il 10/06/1918. Un monumento, con dediche in tedesco ricorda i difensori soppraffatti. A cento metri di distanza c'e' la cima riservata al ricordo degli italiani. Questo punto e' stato conquistato il 19/06/1918. E' incredibile che per 9 giorni i due eserciti abbiano combattuto a 100 metri di distanza.
Proseguendo ancora un po', si incontra una campana con dedica ad una mamma di un rodigino caduto qui'. Proprio in quel punto inizia il sentiero 839, che porta al piazzale Lozze dopo un percorso di circa 5 ore. Da qui' e' possibile seguire un sentiero (non numerato) che porta a Cima Dodici.
La campana sulla cima Proseguiamo in questa direzione, nell'ordine si scorgono Col di Pra', Cima Undici, Cima Dodici.
L'Ortigara ormai e' lontano, ma continua la costante resenza di resti bellici. Siamo circa a meta' del cammino, meglio fare una sosta. E' troppo tardi per provare l'ascesa a Cima Dodici, ci accontentiamo di Sfidare Cima Undici, attratti da un muro di circa 10-15 metri da scalare. Con le mani sulla roccia. Sulla cimaun vento impetuoso mi toglie il cappello.
Sotto di noi scorgiamo un bivacco molto carino. Lo raggiungiamo e troviamo 2 uomini + 1 giovane uomo cdi ritorno da Cima Dodici che qui' pernotteranno stanotte. Ci sono 2 letti castello e 4 posti letto a soppalco. Cucina abbastanza spaziosa che puo' ospitare un paio di sacchi a pelo. Non c'e' gas, ma un camino, botte di acqua piovana, pentole e, come sempre, cio' che i visitatori precedenti hanno gentilmente lasciato.
Per info: 0461 752369.
Torniamo verso il campo base. La luce diminuisce, il vento ora freddo, la minaccia delle nubi nere e veloci, molto veloci, la stanchezza rendono il ritorno molto malinconico. Incontriamo una famiglia di marmotte, simpatiche, curiose, pellicciute. Arriviamo all'Ortigara e quando iniziamo la discesa inizia a piovere. Non molto, il temporale e' rimasto confinato in Valsugana, deve aver fatArcobalenoto un sacco di pioggia in valle, ma quanto basta per dover tirar fuori dallo zaini poncho e giubbini. Arrivati al piazzale Lozze appare un Arcobaleno come non lo vedevo da lustri.
Purtroppo (x fortuna??) rimango troppo incantato e perdo il momento piu' bello per la foto, incantati come siamo dallo spettacolo sfuggente. Devo accontentarmi di questa a fianco. Sono le 19.30. C'e' giusto il tempo per montare le tende e preparare la cena.

Campo Base. Io e Mrcl alle tende, Cld e Mnl ai fornelli. Menu: penne all'arrabbiata piccante, hamburger, radicchio tvgiano, patatine e dolce, per meta' devoluto alla simpatica famiglia di Thiene che pranzava con noi che ci hanno offerto un "goto de moro". Dormivano tutti i due genitori sulla quarantina e le due bimbe (14,6-7) anni avrebbero dormito in macchina, al mattino sono partiti alle 7 per cima Caldiera. Encomiabili.

Mrcl inaugura per l'occasione la nova tenda delle giovani marmotte, per altro uguale alla mia. Mentre prepariamo i nostri rifugi per la notte, un belato strano ci chiama. Sembra qualcuno che ci sta facendo uno scherzo. Non e' possibile che una pecora beli cosi'. Per 20 minuti sentiamo il belato a ritmo costante. Poi ... e' pronta la cena. Restiamo col dubbio Campo Basesull'dentita' dell'emettitore del belato. Si, ok, una capra, ma dov'era?
Ceniamo, chiaccheriamo con la famigliola Thienense, assistiamo alla simil-lite del gruppo di pernottanti simil-veneziani, poi ... poi il buio ci coglie, e non c'e' tempo per una partita di merda, meglio non sprecare l'energia delle torce, oltre alla nostra.

Alle 5 del mattino ci sveglia il belato del giorno prima.
Pure io e Mrcl ci mettiamo a belare, provocando gli inquilini dell'altra tenda. La belante si avvicina. Io esco. La vedo, finalmente, si avvicina zoppicando. C'e' una seconda, molto piu' malconcia, che segue a distanza. Arriva alle nostre tende, cerca il contatto fisico, come neanche ringhio Gattuso ...
Provo una strana sensazione di terrore (sara' la stanchezza e l'ora). Quando esce anche Mnl si spaventa e arretra di una decina metri. Sono li' per lo meno da ieri sera, hanno perso il gregge.
Cerchiamo far loro imboccare un sentiero che porta ad una malga, in quelle condizioni ci impiegheranno almeno un paio d'ore per raggiungerla. Se ne vanno, lentamente, belando. Torniamo a nanna per un altro paio d'ore.
Alle 8 abbiamo gia' fatto colazione prepariamo i panini per il pranzo, allontanando 3 cavalli, che cercano di curiosare tra i nostri zaini. Siamo costretti a devolvere loro un bel po' di pane. Sono ruffiani come gatti, si strusciano e sembrano sul punto di fare le fusa.
Cima Caldiera



Ultimo aggiornamento ( martedì 22 aprile 2008 15:12 )
 

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