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19 | 05 | 2012
Oltre l'Harbour Bridge: Hunter Valley e Newcastle (#7) PDF Stampa E-mail
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lunedì 07 luglio 2008 14:31

On the road!, martedì 24/07/2007

Pepper Tree, Hunter ValleyRecuperiamo l'auto in una succursale in pieno centro di Sydney. Partire da lì sarà tragico! La signorina ci chiede se abbiamo intenzione di andare in Hunter Valley, probabilmente la meta media di chi noleggia auto. "Certo, signorina, dopo di che ci spareremo altri 5000 km" vorrei rispondere, ma temo rivoglia indietro le chiavi. Ci da una mappa della Hunter Valley e una del NSW. Una in più non fa male. L'auto, una Yaris nuovissima, solo 500 km, con cambio manuale (espressamente richiesto) sarà la nostra compagna di viaggio per due settimane. E' stata dura imboccare l'Harbour Bridge. Fortunatamente chi viaggia verso Nord (in uscita da Sydney) non paga il pedaggio. Nel bel mezzo del ponte ci siamo lasciati andare in un urlo liberatorio. Comincia l'avventura! Siamo liberi e col serbatoNewcastleio pieno!

Sydney sembra non finire mai, ci sono molti più incroci di quanto ci si aspettava. A Hronsby prendiamo la Pacific Highway, la strada comincia a farsi ampia, si viaggia in mezzo ai boschi per una via scavata nella roccia. Questa Highway sarà la nostra via maestra per tutto il viaggio di andata.
Usciamo per mangiare qualcosa al sacco a Grafton, tranquillo porticciolo sul mare. Torniamo nella Pacific Hwy per uscire nuovamente poco dopo e salire la Lower Hunter Valley Fino a Cessnock. L'Hunter Valley è la zona vinicola per antonomasia dell'Australia. Ne scegliamo una Newcastleper tutte, la Pepper Tree Vinery. Purtoppo la cantina è chiusa, d'inverno non ci sono turisti da queste parti. Riusciamo, però a scroccare un paio di degustazioni. I bianchi disponibili non sono quelli propriamente tipici, e abbiamo l'impressione che ciò che ci viene proposto non sia propriamente il loro fiore all'occhiello.

Scendiamo e ci dirigiamo nella terza città più importante della costa Est: Newcastle. La città vecchia è adagiata su una collinetta tra l'antica chiesa protestante (la più antica d'Australia) e un promontorio di massi e sabbia che termina in una piccola montagnola di 50 metri sul livello del mare con un faro nella cima. Quando arrivarono gli europei trovaro quest'isoletta, un po' più alta di quella che vediamo oggi, che era ciò che rimaneva di un vecchio vulcano spento. La abbassarono per consentire al vento di penetrare nel porto per movimentare le navi e costruirono la barriera per impedire alle mareggiate di mettere a repentaglio la sicurezza delle navi ormeggiate.
Una ventina di ragazzi fanno del surf sulla costa, nonstante sia piuttosto freddo, mentre, al largo, l'orrizonte è occupato da una distesa di navi cariche di container. Le navi attendono il pieno di carbone, da portare chissà dove.

Guardando più a nord vediamo l'interminabile distesa di sabbia delle Stockton Bight che terminano nel promontorio di Nelson Bay, nostra metà per la notte.
Anna Bay, One Mile BeachQuando saliamo in auto è ora di fine del turo di lavoro, perciò veniamo rallentati dal solito traffico di pendolari che a quest'ora invade tutte le città. Arriviamo col buio ad Anna Bay, la frazione più selvaggia e tranquilla di Nelson Bay. Riusciamo a malapena a trovare l'Ostello, a prendere possesso della nostra palafitta (nel vero senso del termine) e a trovare una specie di self service che non riesce a offrirci niente che non sia fritto, impanato o annegato in qualche salsa dall'odore forte. Non so come, riusciamo a farci fare un barramundi alla piastra senza nessun tipo di condimento, ma mandiamo in difficoltà il ragazzo alla cassa che non sa quale sconto applicare. Il barramundi, un pesce molto comune e di poco pregio, non è molto saporito.
Passiamo la notte nella fredda palafitta al di sotto di una foresta di tee tre che ci inebria del suo profumo che prima  d'ora collegavo esclusivamente ad una pomata. Sommersi da una montagna di coperte, stanchi ma felici per questo primo giorno sulla strada ci addormentiamo pesantemente.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 03 novembre 2008 13:48 )
 

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