| In giro per Coffs Harbour (#9) |
|
|
|
| martedì 05 agosto 2008 13:25 | ||||
Coffs Harbour, giovedì 26/07/2007 La giornata è abbastanza rilassante e Coffs Harbours è splendida.
Il porto è abbastanza attivo sia per la pesca che per il turismo. Si pesca anche il tonno. Un paio di barche portano i turisti al largo a "caccia" di balene. Attraverso una strada ripidissima saliamo una collinetta. Sulla sommità, alcune panchine permettono di osservare comodamente, il porto e la sua spiaggia, l'altra spaggia più ampia e meno accessibile, l'aeroporto, l'ippodromo, la città e la catena montuosa che la separa dall'outback. La collina in cui siamo non è elevata, eppure lo sguardo può perdersi fino ad orizzonti lontanissimi. Pranziamo in un club con grandi vetrate che si affaccia sul mare. Come sempre in questi casi, dobbiamo fare la solita trafila del'iscrizione giornaliera al club in qualità di ospiti di un membro. Nei club ci si serve più o meno come nei self service, tranne che per i piatti principali, preparati e serviti dal bancone. Fra due mesi, nella spiaggia di fronte a noi si sposerà mia cugina Natasha, con uno strano rito New Age, che suo padre ha talmente disprezzato che non ho voluto infierire chiede Nel primo pomeriggio andiamo appena fuori Coffs Harbour, vicino alla scuole, dall'amico Nik, originario di Conco (Asiago). Ci porta a visitare la piantagione di banane di cui è socio. Si sviluppa in pendenza su una collina. Saliamo sul cassone di un pick-up guidato dal figlio. Non è mai stato in italia. Ha imparato dai genitori un italiano stravagante. Le parole sembrano corrette, ma l'accento e la cadenza lo fanno somigliare ad un'altra lingua. Come molti che lavorano all'aria aperta, gira costantemente con una XXXX ghiacciata in mano, protetta dall'insostituibile involucro colorato e isolante di gommapiuma. Percorriamo una strada cementata con una pendenza tale che mi spinge a stare pronto a saltare giu nel caso si ribaltasse. Alla fine risulta molto divertente: cerchiamo di stare in equilibrio schivando i grossi manghi che ci vengono incontro e sbattono rumorosamente contro il furgoncino. La visita è molto, molto istruttiva. Impariamo che gli alberi di banane sono leggerissimi, cavi all'interno. Sembrano di cartone, anche se spezzandoli esce del liquido. Le banane nascono da un fiore che che si può immaginare come un carciofo, all'interno del quale spuntano dei "petali" di un centimetro: le future banane. Nella galleria storica all'entrata del Big Banana, una foto lo ritrae mentre porta a spalla un enorme casco di banane. Subito dopo arriviamo anche noi, come tutti i viaggiatori della Pacific Highway che decidono per una sosta, al celeberrimo Big Banana. Si tratta di uno dei primi centri commerciali e parco giochi, uno di quelli che ha lanciato la moda delle Big Something (Big Prawn, Big Pin Continuiamo, poi per una strada in salita, sui monti che schiacciano Coffs Harbours verso la spiaggia. Un elevato lookout permette di avere un'idea di tutta l'area in cui ci si trova. Torniamo per una strada interna, sostiamo presso un eucalyptus gigante e transitiamo per un quartiere di villette letteralmente infestato da canguri, che passeggiano tranquillamente nei giardini delle abitazioni. Ormai si è fatto tardi e cala il buio
|
||||
| Ultimo aggiornamento ( venerdì 22 agosto 2008 08:58 ) | ||||



