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Dopo 10 giorni dalla visita non ho ancora chiare le prospettive di ripresa. L’esperienza maturata in questi giorni mi ha fatto capire che la diagnosi del fisiatra era quanto meno poco accurata. In genere, i problemi muscolari del polpaccio coinvolgono quasi sempre il gastroecnemio e molto raramente il soleo. Tuttavia almeno tre indizi potevano suggerire la diagnosi meno frequente. Innanzitutto la prima manifestazione del dolore é stato un crescendo progressivo e non una fitta improvvisa. In secondo luogo stavo correndo lentamente in pianura e questo fa una enorme differenza riguardo i muscoli coinvolti. Infine, anche nei primissimi giorni non avevo nessun dolore allungando il polpaccio a gamba tesa, mentre si sentiva eccome con la stessa dorsiflessione ma a gamba piegata. Questo era talmente evidente che lo avevo fatto notare alla fisiatra, ma non avevo ricevuto molta attenzione.

(poi uno perde fiducia nella medicina e nella scienza. Il problema non é la medicina e la scienza. Il problema é l’efficentamento che viene richiesto a tutti. Un medico dovrebbe sedersi davanti ad un paziente e avere il tempo per studiare il caso, documentarsi se ci sono questioni specifiche e uscirne con una diagnosi convincente. Invece i tempi sono fissi. 45′ minuti per una visita qualsiasi sia il problema. Prima della fine si deve arrivare alla stesura del referto, perchè poi c’è qualcun altro che aspetta. In queste condizioni non resta che dare una risposta generica, supportata dalla probabilità)

Distinguere quale muscolo del tricipite surale é stato lesionale non é una semplice questione di pignoleria. Fa una enorme differenza riguardo al recupero. Nella lesione dei gemelli il dolore é un marcatore dello stato di guarigione. Se non si sente più dolore si può riprendere a correre con cautela. Le cure e i tempi di recupero sono stati studiati statisticamente e quindi se si fanno le cose per bene si conosce il cammino che ci si aspetta. Le lesioni al soleo, invece, sono meno frequenti e meno studiate. Un articolo molto approfondito lamentava l’assenza di studi scientifici dettagliati e di un protocollo validato di cura.

La maggiore scocciatura, però, é il fatto che l’assenza di dolore, che normalmente arriva dopo 4-5 giorni di riposo, non suggerisce da sola la possibilità di riprendere a correre. La tipicità di questo infortunio risiede nel fatto che uno dopo una settimana di riposo non si avverte il minimo fastidio. Se si riprova a correre e sembra che fili tutto liscio per i primi 10′, dopo di che riprende quel piccolo fastidio al polpaccio e minuto dopo minuto diventa sempre più insopportabile. La descrizione di queste continue recidive combaciano esattamente con la mia esperienza. Questo mi induce a pensare che l’intuizione iniziale che si trattasse del soleo era esatta. Mi conforta sapere finalmente dove sono, ma il problema é che con questo genere di infortuni é difficile uscirne.

Sembra che queste continue recidive siano dovute a fibrosi e aderenze createsi durante il processo di riparazione del muscolo. Quindi senza un intervento meccanico da parte di un terapista é difficile scioglierle. Il problema é anche che il soleo si trova sotto al gastrecnemio, quindi é anche difficile raggiungerlo. In un articolo venivano presentati numerosi casi in cui si era risolto il problema iniziando a correre con una progressione partendo da 1 km di corsa, aumentando di un 1 alla volta (in assenza di dolore) intervallate da 2 giorni di riposo. Ovviamente con questo metodo passa un mese dalla fine del dolore prima tornare a corre mezz’ora e quindi non c’è molta differenza con un altro articolo che sostiene che bisogna restare a riposo per 10-15 giorni dal termine del dolore.

In qualunque articolo viene consigliato di rinforzare il muscoli del polpaccio, appena il dolore é scomparso. Gli esercizi devono essere a gamba tesa e gamba piegata per esercitare tutti i flessori plantari. Progressivamente a questi esercizi si aggiungeranno stimoli propriocettivi (superfici instabili) e dinamici (balzi, molleggi). Una osservazione interessante suggeriva che l’origine di questo tipo di infortunio potrebbe dipendere da una debolezza delle anche. La loro precoce stanchezza porterebbe ad un sovraccarico della gamba. Per questo motivo ha senso aggiungere anche un programma di rinforzo degli estensori della coscia e flessori della gamba, oltre al polpaccio.

Gli esercizi che cerco di fare quotidianamente. Per me la carta ha sempre un effetto più motivante

L’azione meccanica di rottura delle fibrosi e delle aderenze può essere fatta con la tecnica classica della fibrolisi diacutanea, uppure con Grafton Tecnique, tecnica di Stretch e Release oppure foam roller. Sono stato trattato per 5′ con la Grafton Tecnique. A prima vista consiste in una serie di “carezze” alla gamba con oggetti di acciaio. Il terapista non imprime pressione, sembra che mi stia depilando la gamba. Mi sento un po’ scettico perchè non capisco come possa avere effetti in profondità un trattamento a prima vista così superficiale. In ogni caso, io, nel mio piccolo, rollo 🙂

Tirando le somme la soluzione sarebbe una ripresa molto molto progressiva, con saltuari test di corsa di breve durata, in modo da non avvicinarsi mai alla soglia del dolore. Se si arriva ad avere male si torna alla partenza, il contatore si azzera e si ricomincia tutto. E’ un film che ho già visto nell’ultimo mese. Mi sono fatto un programmino, scritto su carta, in modo da averlo sotto mano anche quando il pc é spento. Mi impegno a fare due sessioni di esercizi giornalieri. Voglio proprio vedere se riesco a tirare fuori un po’ di muscolo anch’io! Proverò qualche brevissima corsetta e cercherà di limtare il peso con uscite in bici più lunghe.

Gli articoli che ho trovato più attienti al mio caso e più ricchi di informazioni sono sostanzialmente 3. Uno solo é in italiano e si trova nel sito di Albanesi: https://www.corsa-e-sport.it/medicina-sportiva/distrazione-muscolare.htm

Raramente mi sono trovato d’accordo con il sito di Albanesi per quanto riguarda l’allenamento e la sua “filosofia di vita”. In ogni caso le sue osservazioni non sono banali e vale la pena leggerle.

Gli altri due articoli sono in lingua inglese e sono molto dettagliati e completi anche nell’attenzione a definire quello che la medicina non é ancora riuscita a provare per questo infortunio:

https://www.sportsinjurybulletin.com/rehabilitation-of-soleus-muscle-injuries-in-distance-runners/
https://runnersconnect.net/calf-strain-running-injury/

In passato cercando informazioni relative ad infortuni ho trovato articoli più interessanti in inglese invece che in italiano. Questo mi ha un po’ sorpreso perchè sarebbe facile per i “cacciartori di contenuti” semplicemente tradurli. Il problema secondo me é più complicato. Il fatto é che se cerco da un pc italiano, in italia, una argomento in lingua italiana, verrò indirizzato su articoli generalisti, adatti ad un pubblico vasto che può dedicarci solo 5′ di lettura. La ricerca con termini stranieri da un pc italiano forse é leggermente meno frequente e permette agli algoritmi di google di uscire dai rigidi schemi necessari per trovare i risultati in modo rapidissimo.

Insomma il problema non é che le informazioni non ci sono in italiano. Il problema é che una la risposta deve arrivare in tempi rapidissimi, quindi meglio se é generica e va bene un po’ a tutti. L’importante non é dare la risposta giusta ma dare l’impressione di non aver sbagliato. Ancora una volta il problema é pretendere troppa efficienza. Qualcosa di simile a quanto accennato in precedenza con la medicina.

Di admin

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