I brividi sono cominciano venerdì, verso l’ora di pranzo, quando mi rendo conto che a minuti sarei uscito per andare a prendere il pettorale. Immediatamente penso a quanto é stato difficile lo scorso anno dover rinunciare a tutto questo per l’infortunio al ginocchio.vm2019-02b

Durante il fine settimana lo stesso pensiero mi é affiorato più volte in occasione dei piccoli rituali del maratoneta: lo spillare il pettorale sulla divisa da gara, l’autobus navetta che arriva, Villa Pisani, la consegna della sacca, l’accensione del Garmin, la prima corsetta del mattino, fino all’entrata in gabbia.

Mi sveglio un paio di volte prima dell’alba della domenica. Stufo dell’attesa mi alzo da letto verso le 5. Faccio colazione con the abbondante e un panino con la marmellata e poi parto verso Mestre. Albeggia di già, grazie al passaggio all’ora solare.

Prendo un caffè al bar della stazione:

– Un caffè per favore
– Viaggio lungo oggi?
– Tre orette circa
– E’ una buona media. Buona corsa

Il cassiere é un tipo simpatico.

Uscito dal bagno vedo già un autobus pronto a partire e salgo. Faccio la mezz’ora di viaggio in piedi, ma almeno non é sovraffollato come altre volte. Scendo a Strà con un po’ di nausea. Mi cambio prima che arrivi la folla nello spogliatoio, prendo un bel the caldo zuccherato e poi mi siedo al sole lungo il muro di Villa Pisani. Quest’anno si può entrare nel parco solo dopo aver consegnato la sacca e si può correre solo nei viali principali. Inutile nascondere che dopo aver preparato una gara per mesi, non si può chiedere ai runners di essere dei gentleman a due ore dalla partenza.

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Consegno la sacca alle 8:15 e entro nel parco. Faccio un paio di giri di corsa lenta attorno alla piscina che collega la villa alla limonaia, poi mi fermo per i miei soliti esercizi di stretching dinamico e mobilità. Faccio un altro paio di giri con qualche allungo. La folla aumenta, diventa impossibile correre e allora esco verso la zona di partenza. Alle 9 entro in gabbia. Ci sono facce che si vedono spesso in queste occasioni. Ci si riconosce e saluta.vm19-b-ponte-02b

Ieri sera ho deciso di punto in bianco che sarei partito con gli occhiali da sole. Sono anni che corro senza, perchè mi piace che il vento in faccia mi porti via il sudore dagli occhi. Oggi però voglio provare a portarli. Come il paraocchi per un cavallo mi danno un senso di riservatezza e mi aiutano a concentrarmi.

Fa già caldo, ho buttato il telo termico ben prima di entrare in griglia. Sarà una maratona calda, come previsto. Quasi per caso noto che la suola della scarpa destra si sta scollando nella zona mediale. Mi cadono le braccia. Sono stato indeciso fino all’ultimo sulla scelta delle scarpe. Questa settimana ho deciso per le NB 1080, visto che era una gara asciutta ed erano già state testate in maratona. Hanno solo 300 Km. Decido di far finta di non aver visto niente. Quasi sempre la preoccupazione di un malanno provoca più danni del suo verificarsi. Il piano B é: se si scollano chiedo dello scotch ad un ristoro. Punto. E ora pensiamo a cose belle che fra poco si parte.

vm19-c-smarco-07bVia! Qualche passo di prima di correre. Facico attenzione a non restare chiuso e alle spinte. Siamo partiti, non ci fermerà più nessuno. Cerco di non farmi trascinare da chi parte sempre molto forte. Dopo un km sono già in un gruppetto.  Tengo il mio ritmo attorno ai 3’55″/Km cercando di restare coperto sempre dietro a qualcuno. Ci sono spettatori lungo tutto il percorso. Alcuni passaggi per i centri di Mira, Dolo, Oriago, ecc. sono veramente da brividi. Venicemarathon é riuscita nel tempo ad entrare nel cuore di tutti i comuni della riviera. A differenza di altre maratone non si percepisce le lamentele per la chiusura delle strade e gli inevitabili disagi. E’ una grande festa per tutti. Merito dell’organizzazione.

Già dal km 5 bevo al ristoro e mi rovescio una bottiglia d’acqua in testa. E’ decisamente caldo. Non ho la sensazione di calore in faccia, come nella maratona di marzo. queste temperature a fine estate hanno meno impatto sulla pestazione rispetto al primo caldo di marzo. Percepisco poco il disagio. Tuttavia il mio corpo chiede acqua e chiede di essere rinfrescato.

Dal km 10 mi attacco ad un buon gruppetto che fa questo ritmo. Mivm19-c-smarco-11 danno una grossa mano fino al km 17 circa, quando decido di affrotnare con cautela un sottopasso con una leggera pendenza. E’ la prima “asperità”. Pago qualche secondo nel km successivo, un cui cerco di ammortizzare lo sforzo e un po’ di compagnia. Fra un paio di Km mi aspetta il cavalcavia nella zona industriale di Malcontenta che ha un dislivello abbastanza importante. Lo affronto con cautela perdendo qualche buona scia, ma preferisco non esagerare. Passo alla mezza soddisfatto dell’ora e 23 minuti. Attraverso le rotonde di Marghera in cui qualche anno prima ricordo di essermi sentito in profonda crisi. Mi dico che in fondo oggi non va male. Mi sento stanco ma non potrebbe essere altrimenti.

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Resto in scia di un atleta fino al lungo sottopassaggio della stazione al Km 25. Perdo 5″ per mangiare con calma un gel e non riesco a recuperarli. Manterrò questo atleta davanti a me per 6-7 Km fino a quando non andrà in crsi. Dal Km 25, quindi, non avrò più compagni di corsa, ma non sarò solo. A Mestre c’è un cordone unico di gente lungo tutto il percorso. Mi sento chiamare per nome in diverse occasioni. E’ sempre un gran bell’aiuto ricevere questi incitamenti. Il ponte pedonale verso San Giuliano arriva prima di quanto mi aspettavo. Buon segno, penso. Scollinarlo é sempre difficile, faccio attenzione a non stancarmi troppo. Dopo la discesa batto un cinque a Emanuele con tanta forza che quasi faccio una piroetta. Per fortuna si aggira solamente la collinetta del parco. Una salita in meno. Poco dopo vedo Alessandro, Monica e nel gruppone di Venicemarathon altri volti noti. Sono Km che passano bene e in fretta. La svolta nel ritmo avviene nel raccordo in salita che porta al ponte della libertà. Scalo una marcia e mi assesto per 6-7 km a 4’10″/Km circa. Gestisco la fatica. Non mi sento in crisi ma molto molto stanco. Lungo i 5 km del ponte sulla laguna, in quasi completa solitudine guardo la sagoma di Venezia tra la nebbia e immagino una discesa che mi porti da lei.

Incontro Diego Avon che sta camminandoLe giornate “no” capitano anche ai campioni. In cima alla salita del raccordo della fine del ponte trovo Carlo Gaspon a terra coi crampi. Era uno di coloro che tiravano il gruppetto dei primi km. Ho le gambe a pezzi. Dopo aver messo piede nella città sull’acqua scalo un’altra marcia e chiudo gli ultimi 5 km regredendo il passo da 4’15” a 4’40” al Km.vm19-d-arrivo-12

Comincio a fare i conti col cronometro, per portare a casa almeno un sub 2h50′. Al 40esimo mi risupera Gaspon che si é ripreso dai crampi. Tanto di cappello. Mi superano altri atleti che avevo superato una decina di Km prima. Perdo 4-5 posizioni in pochi Km. Non ho la forza di reagire, ho le gambe veramente a pezzi. Piazza SanMarco, con questo sole é uno spettacolo. Sembra di entrare in uno stadio. Vedo un 2h42′ sull’orologio e faccio due conti. Se faccio una tirata l’ultimo km potrei stare sotto le 2h50′. No, non ho la forza. Pazienza. All’uscita un altro gruppo di amici. Gran tifo. Pochi metri dopo trovo la mia famiglia.

Affronto i ponti con molta cautela, mi sento debole sulle gambe. Meglio non guardare il parco in fondo a riva 17 martiri. L’arrivo é li e sembra molto molto lontano ancora. Arriva il sosirato cartellone dei 42 km, ultimi 200 metri, in cui non riesco a fare la volata, ma non ho nessuno ne adavanti ne dietro, vedo nell’orologio 2h50’00” equndi non ho niente da guadagnare spremendomi in questi ultimi 200 metri.

Taglio il traguardo. Sono felice. Un’altra bella maratona portata a casa. Un’altro spettacolo vissuto in prima persona. Un altro viaggio dentro Venezia, correndo sull’aqua, attraversando canali. Questo vale i mesi di preparazione.

Vado ai massaggi, poi doccia e finalmente raggiungo la famiglia, con cui trascorro tutto il pomeriggio passeggiando per questa fantastica città. Alla sera, a casa, il Garmin mi dice che oggi ho percorso circa 58 km.

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Di admin

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